Pietro Mancuso “si fionda” con la fantasia da un mondo tradizionalmente familiare, con impressioni forti di campagna, in un universo fluido, fantasioso, onirico, che appartiene a lui solo: grovigli di figure, nude ma senza nudità fisicamente evidenti, anzi inizialmente prive di fisicità materica, che rapidamente, mentre le idee del pittore si fanno precise, acquisiscono facoltà magiche, in un insieme dove trionfano i colori forti.
L’arte di Pietro Mancuso è vestita di nudità e il definirla così non è retorico perché i corpi femminili, che a centinaia saturano i dipinti a olio su tavole di faesite, hanno spesso incarnati volutamente artificiali, talvolta quasi metallici, o mitologicamente panici.
Pietro Mancuso (*1944) è originario di Valdobbiadene, nel Trevigiano, dove tutt'ora vive e lavora: il suo studio solitario si trova tra le vigne dei colli di Valdobbiadene e le sponde del fiume Piave.
Negli anni Sessanta, spostandosi dalla Svizzera all'Olanda in cerca di fortuna, ebbe modo di conoscere la grande opera dei maestri del Nord Europa, e scoprire la forza di autori espressionisti. Tornato in Italia si dedicò poi allo studio dei maestri del Cinquecento Veneto e alla propria arte: nel suo percorso artistico essenzialmente autodidatta, Mancuso è approdato alla visione dei grandi maestri del Simbolismo e della Pittura Metafisica.
Il tema prediletto della metamorfosi si è consolidato nel tempo, ora più lucido e sognante, ora più duro ed ossessivo. Le sfumature create a partire dai colori cangianti sono la sua cifra stilistica più autentica: esse arricchiscono le rappresentazioni di una carica emotiva e simbolica che, a partire da elementi figurativi riconoscibili del mondo naturale, conduce l’osservatore a considerare l’insieme compositivo in un processo che termina con una vera e propria introspezione onirica.